| Carmen alla stazione della Nariz del Diablo |
È mercoledì 12: dobbiamo lasciare la comunità, ma non ne
abbiamo molta voglia, se non fosse che la scalata del Chimborazo ci aspetta.
Gli zaini sono pronti, io ho il numero dell’agenzia di viaggio di Riobamba da
dove partiremo per il vulcano. Come tutte le mattine ci svegliamo prestissimo
ed io mi giro nel letto con un pensiero: “Ma se ne ho tanta voglia, chi mi
impedisce di restare qui un giorno in più?”. Poco dopo l’amara sorpresa: Chiara
ha la febbre, niente di grave, ma è meglio che stia a letto. Non che mi fossi
mai augurata che una di noi stesse male, ma restare a Nizag con lei non mi
dispiace affatto e la stessa decisione prende Marian, anche se vuol dire che alla fine al vulcano non ci andremo! Subito dopo Rosa Elena ha
già preparato un rimedio con delle erbe e basta una telefonata a José
perché arrivi fulmineo con delle medicine che vuole convincere Chiara a
prendere. Un po’ iperprotettivo forse, così Marian ed io insistiamo perché
aspetti un po’ per prendere qualcosa. “Bene José, abbiamo deciso di partire
domani, quanto ti paghiamo la notte in più?”. “Beh, io e Joaquín ne abbiamo
parlato e uno non decide di ammalarsi, succede e basta, quindi per oggi siete
nostre ospiti.”. Proprio vero, no? Chi meno ha, più dà. Marian ed io lasciamo
allora che Chiara riposi nel suo lettone e nel suo adorato piumone, al
calduccio della nostra casetta di terra dalle pareti coloratissime.